Campanello d'allarme per il XXI secolo a distanza di trent'anni è di nuovo in libreria. Un'attenta analisi scientifica, ma anche storico-sociale, dell'interrelazione tra essere umano e natura, essere umano e i suoi simili, atta a rompere definitivamente i confini nazionali.

Aurelio Peccei, imprenditore e fondatore del Club di Roma - il primo centro di ricerche sullo sviluppo sostenibile, che nel 1972 pubblicò il rapporto I limiti dello sviluppo, un approfondito e circostanziato studio multidisciplinare che denunciava l'idea di "progresso" a ogni costo - e Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, dialogano, si confrontano e creano insieme nuove prospettive per la risoluzione di problemi come i disastri ambientali, il consumo delle risorse energetiche, i conflitti tra i popoli, la povertà e l'incremento demografico.

Sostiene Peccei: «La tutela della pace con il mondo circostante implica un'altra esigenza decisiva: vivere in pace tra noi. [...] Dobbiamo inoltre adottare una visione a lungo termine. In un'epoca come la nostra, in cui gli eventi si snodano a un ritmo sempre più incalzante, preoccuparci essenzialmente degli esiti immediati o a breve termine e accantonare ogni altro rinviandolo sine die, come facciamo ora, produce solo l'effetto di accumulare crisi e difficoltà sempre più gravi, che un domani esploderanno» (pp. 156-160).

Il libro è diviso in tre parti: nella prima, "L'essere umano e la natura", Peccei indaga sull'evoluzione della storia umana in relazione alla natura e sul cambiamento sostanziale avvenuto con l'industrializzazione alla fine dell'800. 

Nella seconda, "L'essere umano e i suoi simili", Ikeda suggerisce, dialogando con Peccei, la via dell'interrelazione come possibile soluzione: «La pace rappresenta il risultato naturale della mutua comprensione, della tolleranza, del rispetto reciproco e della solidarietà tra i popoli e scaturisce solamente dal cuore stesso della popolazione. [...] La pace esige una cooperazione globale, ma anche gli innumerevoli problemi direttamente riconducibili alla vita quotidiana dell'individuo comune richiedono una collaborazione sul piano che trascenda i confini nazionali. [...] Sono convinto che l'internazionalismo scaturito dai frequenti contatti legati alle esigenze contingenti e quotidiane delle popolazioni saprà abbattere le superstiti, tenaci barriere e dimostrare in tal modo comeil concetto di Stato nazionale altro non sia che una reliquia anacronistica del passato. [...] In altre parole gli interessi transnazionali favoriscono l'instaurarsi della mutua fiducia sulla base delle reciproche esigenze» (pp. 118-124).

Nell'ultima parte, "La rivoluzione umana", gli autori definiscono cosa sia per loro la rivoluzione umana, partendo da basi culturali e formative diverse e concordando sul fatto che è una prospettiva verosimile solo se vogliamo che lo sia. «Solamente un nuovo umanesimo potrà esserci di valido aiuto. [...] Il concetto di un totale rinnovamento interiore non è puramente utopistico. Esso risponde in realtà all'esigenza basilare di sopravvivere, di evitare l'autodistruzione. Ma al tempo stesso rappresenta una forma di rivoluzione culturale» (p. 155).

Con una visione attenta e compassionevole del futuro Ikeda e Peccei, accettando le rispettive differenze di opinione, si uniscono nel creare vie risolutive comuni: «Il mondo ha bisogno di ritrovare la fiducia in se stesso e nella sua capacità di forgiare un futuro migliore. [...] Il salto di qualità umana necessario per uscire dal pozzo non è un'utopia ma una prospettiva assolutamente verosimile. Lo è se vogliamo che lo sia» (pp. 155-160).